forse non c'è sentenza più azzeccata per descrivere il lavoro individuale, ma può anche darsi che in quest'affermazione ci siano delle falle facilmente distinguibili.
Creare non è creare senza un contesto, un intorno che spinge a operare portando fuori se stessi, rivoltandosi come dei guanti e mostrando cosa c'è veramente sotto la scorza. La famosa "ispirazione", a mio giudizio, viene da essenze con cui a volte entriamo in simbiosi quasi mistica, estatica, e il pensiero è travolto dal piacere sensoriale di un attimo, anche infinitesimamente minuscolo..ma pur sempre rilevante.
Ho sempre creduto che la differenza fondamentale fra gli individui sia l'importanza che essi danno ora a questa cosa, ora a quell'evento, in maniera complementare, simile..o altrimenti opposta.
L'importanza che posso dare al rumore dell' acqua che scroscia copiosa su di una spugna, ad un arpeggio dalla melodia esaltante seppur ripetitiva, al vento che d'inverno taglia il volto come una lama, per qualcun altro può essere spazzatura, se non folle elucubrazione di una mente troppo propensa alle futilità. Eppure non per questo si cessa di affermare quel che si vuole, di controbattere opinioni magari ritenute universalmente valide, di distruggere schemi che dimostrano ormai tutti i secoli che si portano sulle spalle, e via dicendo. Perché?
(D'accordo, so che per la maggior parte di voi non ci sarà neanche bisogno di chiedere un perchè, dal momento che noi tutti conosciamo una risposta che poi a ben vederla è la nostra risposta)
Allora lasciate che spieghi uno dei tanti, degli innumerevoli perché che io adotto come risposta rapida a chi chiede i motivi del mio essere in tal senso:
Una delle mie risposte si traduce in " exsistere " : ad un primo sguardo, tradurremmo dal latino "esistere". Eppure quel che di meraviglioso ha questo verbo è sicuramente l'etimologia. "Ex-sisto", letteralmente "portare fuori" e quindi "venire fuori" ma anche "Apparire"... Mostrarsi .
Ci sono miriadi di modi per mostrarsi, e non sarò certo io il primo o l'ultimo a parlarne..ma più che altro gradirei soffermarmi sul concetto di "portare fuori". Si esiste con sfaccettature che pur simili sono ognuna diversa dalle altre, eppure credo si possa scegliere di abbracciare il proprio contesto reale, rinnegarlo, criticarlo o ancora accettarlo in parte, tentare di sovvertirlo,adorarlo forse. Ma quantomeno, non li si ignora lasciando trascorrere il poco tempo che si ha (perché, sotto certi aspetti, esso è davvero un quantitativo irrisorio se paragonato al tempo che ci vorrebbe per apprendere esaustivamente aspetti tutt'altro che superficiali del nostro intorno) in idiozie di bassa lega, in rivoltanti occasioni di aggregazione in cui si dettano persino i comportamenti da assumere, in squallide manifestazioni di pateticità che non hanno conosciuto molto di più oltre i pochi spazi mentali e fisici in cui parassitano.
Cosa fare? Portare fuori ciò che siamo, lasciare una traccia affermativa del nostro essere, anche quando esso ci sembra quantomai banale e scontato, o sguazzare nel fango della nostra insignificanza? Ovviamente tutti pronti a rispondere "Voglio lasciare una traccia di me" ma poi quanti effettivamente tentano di impegnarsi, sconfiggendo la pigrizia o la paura di perdere uno status quo emotivo in linea di massima "equilibrato"? E fra questi quanti ancora decidono in tal senso senza pensare quanto meno a una remunerazione che vada al di là dell'appagamento personale? E aggiungo che non sono certo io a poter cambiare questo circolo vizioso, anche perchè di sicuro, talvolta, altro è stato a distogliermi dalle mie passioni più sentite, e quindi anche io mi pongo in questo torbido vortice oggetto delle mie critiche.
No. Non posso cambiare le cose , non posso stravolgere un ordine subdolo che noi stessi creiamo e che in realtà è il più stabile. La piattezza non posso sconfiggerla..ma posso dargli una spinta, scuoterla, e qualsiasi spalla o appoggio sarà ben accetto. E questa scossa porta i suoi frutti, perchè crea problematiche e interrogativi che hanno decisamente un altro sapore rispetto ai famosi "Chi siamo" e "Dove andiamo?" nel cui recinto ci ha relegati la nostra illustrissima società, sforzandosi di provare che chiunque veda le cose sotto un'ottica più riflessiva e magari contraddittoria rispetto a molti altri sia in realtà un imbecille che non ha capito che ciò che deve sempre preoccuparti prima di tutto è quanti soldi portare in tasca e quanti di questi spendere in vestiari e ricevimenti e altre illustrissime amenità.
Portare fuori se stessi significa macchiare o colorare quel che ci circonda, non resterà certamente per sempre, ma se non altro ci sarà una persona sensibile a chiedersi perchè quel segno sia rimasto lì, abbandonato o delicatamente curato che sia. Dopotutto, per quanto le nostre discussioni possano allargarsi, l'unica alternativa al nulla rimane comunque l'essere. E da quel che mi sembra, non si stanno divertendo molto dall'altra parte, altrimenti forse qualche persona cara che ho perso mi verrebbe a dire, per il mio bene per la mia serenità, che non c'è nulla da temere oltre, e che tutto sarà migliore. Ma dal momento che segni simili non ne ho, e dubito che arrivino visto il notevole ritardo, mi regolo di conseguenza. Se l'alternativa è il nulla, in cui non mi accorgerò neanche di essere nulla, allora tanto vale essere, ed essere nella sua affermazione più pura, senza abbellimenti né celebrazioni.
Essere, ed essere portando fuori ciò che si è senza temere che qualcuno ce lo ricacci dentro a furia di intimidazioni o violenze.
Ed essere è soprattutto critica dell'ambiente che poi porta a conclusioni e comportamenti conseguenti.

Ed ora che ho parlato di contesto e di modi di esistere in esso, sarebbe il caso di avviarci verso una delle conclusioni conseguenti: l'immagine personale che ne abbiamo. Escludete per un attimo da questo ragionamento argomentazioni etiche e riflessioni di carattere generale sul modo in cui va questo mondo; sto parlando letteralmente di immagini, e quel che ho detto un pò prima vi può condurre sulla strada giusta. Così come i suoni e le melodie, anche e soprattutto le visioni reali interessano la nostra sfera soggettiva, e chiunque formula vie interpretative diverse.
Tre persone camminano per una via di montagna durante un forte temporale; dopo un pò, il tempo sembra concedere una tregua e si diffonde una nebbia che ha dello spettrale, mentre nel cielo comincia timidamente a spuntare un sole pallido. Uno dei tre inveisce contro le potenze atmosferiche pregando di arrivare quanto prima a casa, al sicuro. Un altro procede a passo svelto senza mai distogliere lo sguardo dal sottobosco in cui la nebbia, traforata dai primi raggi solari, crea un effetto visivo insolito, che di rado si può ammirare. Il terzo addirittura si ferma estasiato..non ha mai visto niente del genere..la luce adesso, spandendosi più viva, ha persino dato forma ad un arcobaleno appena visibile. Questi parla agli altri esortandoli a fermarsi un attimo, ad ammirare lo spettacolo naturale. Il primo inveisce anche contro di lui: non ha certo intenzione di rimanere su quel sentiero malandato con la pioggia che potrebbe tornare all'improvviso. Il secondo si muove con passo aritmico, osservando sempre di più il paesaggio e cercando di far capire al primo che forse non c'è più pericolo che la pioggia torni e che quello è davvero un bel vedere. Il terzo si incammina, ma molto lentamente, estasiato dalla nebbia che si dirada con la stessa velocità con cui lui ora procede, mentre il sole prende dominio nella scena.
Non credo, per rispetto della vostra perspicacia, ci sia bisogno di calcare su tutte queste differenze e potrei fare tanti di questi esempi da riempirne libri. Una semplice immagine può condizionare la nostra mente per ore, giorni mesi e anche anni. Se è di particolare intensità, ce la si porta dietro fin quando non chiudiamo gli occhi per l'ultima volta. E questo probabilmente perchè solo così non potrebbe più essere figurata, e di conseguenza non potrebbe rivivere. E' strano non credete? Quando muore un individuo, a morire sono anche tutte le immagini che si portava dietro, le sue visioni , ed uso questo termine essenzialmente perchè ha un significato meno superficiale rispetto al precedente. E quando queste visioni svaniscono, spesso accade che non è solo chi è trapassato ad averci perso qualcosa; in buona parte dei casi, si verifica che molti non possono trarre giovamento neanche dalla descrizione delle visioni altrui, ma devono viverle in prima persona, riprovarle daccapo. Non so fino a che punto questo possa essere un bene o un male. Di concreto rimane che l'osservazione comporta molto, anche per il più sciatto e superficiale degli uomini, poi tutto dipende da come prendiamo sulle nostre spalle i suoi frutti che hanno un peso estremamente relativo.
Quindi forse non sono poi così assurdo a porre qui e lì suoni e figure che per me significano molto, sia che gli abbia dato forma io stesso, sia che li abbia presi in prestito da qualcosa o qualcun altro, con sua buona compiacenza, ovviamente. In quanto immerso in un determinato spazio, ne vengo in qualche modo influenzato, e sviluppo degli interessi e delle passioni che innegabilmente sorgono dovunque. |