Il freddo continuava ancora a togliermi le forze… inutile provare a cambiare posizione per cercare calore. Una cella non è certo una suite, e non potevo disporre di una sedia per adagiarmi a pensare a tutti gli avvenimenti degli ultimi tempi, insomma, riflettere su di essi. L'esplosione, le grida, gli uomini in uniforme… e tutti questi ricordi erano pervasi da un orribile senso di amnesia, e allo stesso tempo di terrore. Senza rendermene conto erano passate ore dal mio risveglio; si può immaginare quali fossero le mie sensazioni sapendo che l'unico spiraglio di luce, di aria, e quindi di vita, provenisse da una piccola finestra arrugginita sulla parete alle mie spalle; l'umidità ci aveva messo del suo per rompermi le ossa. In definitiva ero pronto per lasciarmi andare e aspettare la morte. Ma ad un tratto, nel silenzio totale, uno sportellino si aprì nella mastodontica mole della porta di metallo e una mano lasciò cadere una lattina all'interno della stanza… poi niente. Accecato dalla fame e dalla sete la afferrai e l'aprii in un batter d'occhio, ma mi proposi di vedere di cosa si trattasse, e giratala, lessi quel che vi era scritto su una vecchia etichetta ingiallita: “DURAON tm - bevanda reintegratrice a base di sali minerali”. E siccome non era il caso di fare gli schizzinosi, la mandai giù con piacevole disgusto. Quando ebbi finito - e non ci volle molto, credetemi - cominciai a chiedermi il perché di quel gesto: “Mi gettano qui a morire e poi mi danno da bere? Vuol dire che hanno interesse a tenermi in vita… E se ci avessero messo del veleno in quella porcheria? Non che adesso stia da Dio, ma meglio il freddo agli spasmi intestinali…” pensieri del genere mi affollavano il cervello quando sentii strani rumori provenienti dall'esterno. Il tizio che mi aveva offerto da bere ora si era avvicinato allo sportellino della porta e aveva cominciato a parlare:

“Come va il nostro sabotatore impertinente? Dovresti ringraziare qualcuno più in alto di noi se sei ancora vivo… Senti, basta con queste cazzate, ho voglia di venire al sodo. Ho bisogno del tuo aiuto, e siccome penso che tu abbia già apprezzato bene la struttura di questo cesso di camera di isolamento, darmi una mano non può che esserti vantaggioso. Ho bisogno di te come prestanome… devo ritirare un pacco che arriva dalle Isole Esterne; la consegna è a Valderia, settore 15 FH, ma non posso andarci io perché il contenuto della consegna è piuttosto compromettente e se dovessero scoprirmi con quella roba in mano ho finito di campare… Allora, accetti?”

Rimasi in silenzio per pochi secondi. Dopodichè gli risposi.

“I settori FH sono per consegne di vitale importanza. Di che si tratta?”

“Non so se dovrei dirtelo ma… al diavolo, è Smart Cocaine, roba che scotta, capisci…”

“Ah...è per te?”

“Solo una parte, il resto va venduto a uno spacciatore

dell'Ovest. In conclusione tu ritiri e io ti faccio uscire, parola

d'onore”.

“E io dovrei rischiare di farmi trovare con droga illegale nel bel mezzo di un porto pieno di api nere soltanto per tentare di farti mantenere una presunta promessa ?”

Iniziò ad irritarsi.

“Stammi a sentire, non sei affatto in condizioni tali da rifiutare la libera uscita…ragiona, basta che tu prendi la consegna e la porti fuori dove ci sono meno sorveglianti. E poi cos'hai da perdere che tu non abbia già perso....allora d'accordo? SC a me, libertà a te.”

“Ci sto. Però voglio almeno delle piccole garanzie.”

“Per questo non c'è problema. La consegna avverrà al terzo cancello, lì troverai un mio amico, Nar'Akin, che ti darà un maxipacco di biscotti, dentro c'è quello che deve esserci, circa tre chili di puri paradisi artificiali. Una volta ricevuto il pacco, dovrai uscire e cercare una camionetta rossa dell'Era Terza; lì ci sarò io ad aspettarti.”

“Un momento, come farò a riconoscere questo Nar'Akin in quel groviglio di persone?.”

“Semplice: è nero; e non ne sono rimasti molti dopo l'era del gelo; appena lo vedrai, dovrai dirgli questa frase: ‘Non si può ghiacciare l'oscurità più pura'. ”

“Immagino vada molto orgoglioso per l'essere sopravvissuto insieme a pochi della sua razza!”

“Sì, ma tu cerca di non farlo incazzare, altrimenti tu ti estinguerai senza bisogno di casini climatici, intesi?.”

“Nea'hal sure tiengo.”

“Che vuol dire?.”

“Che ho recepito il messaggio dopo il bip. Non capisci, è un modo di dire Nathy, un misto di lingue della Prima Era, significa che ho capito.”

“Hai vissuto con i Nathy? ”, mi chiese seccato…

“Per un po' - risposi - ma sta certo che non vado in giro a piazzare ordigni nucleari di media gittata nei palazzi per congressi mondiali”

“Va bene, basta strippate di parole, domattina sarai pronto per un viaggio a Valderia. Ora torna a dormire”

“Ma se mi sono appena svegliato” risposi.

“Allora fa qualcosa, tieniti impegnato mentre rifletti su come far riuscire l'operazione senza intoppi, altrimenti rischierai tra qualche giorno di far parte degli Eterni Muti”

“Yo! Ora lasciami in pace”

“D'accordo; sta arrivando il detector devo andare. Eccolo, arriva… Buona giornata prigioniero 57LJ3”.

In quell'istante cominciai veramente a riflettere sulle ipotetiche nonchè molto probabili conseguenze di quella impresa. Se mi avessero beccato mi sarei potuto fare dai 12 ai 24 anni senza sconti, ma questo in caso la SC non avesse superato gli 80 grammi, e qui si parlava di 3 chili… La morte mi attendeva insieme ad essi nel caso le api nere avessero rovistato in quel pacco di biscotti. ‘Processato per detenzione droghe illegali. Catalogazione: portatore di morte'.

“Giusto” pensai “quando la spacci tu sei un assassino, quando la liberalizzano loro è per pura formalità governativa atta a debellare buona parte dello smercio di droghe.”

Beh, che fare in tutto quel tempo che rimaneva? Pensare all'operazione e, magari, alla conseguente libertà? No, dovevo stare tranquillo ed attendere il mattino seguente senza troppe preoccupazioni. Nel frattempo ero riuscito, dopo un po', a farmi portare una coperta e del cibo decente da quella guardia che poi seppi si chiamava Stephen. Dopo essermi ristorato, percorsi ancora una volta quel dolce sentiero che si trova oltre i cancelli del Sonno. E vi vagai sino all'indomani, complice, forse, anche del tranquillante che sospettai Stephen avesse messo nel cibo.

Quel zeliota venne a svegliarmi con larghissimo anticipo dicendomi che era riuscito ad ottenere un permesso per tenermi sotto la sua custodia, adducendo la scusa che servivano braccia valide per lavori forzati. Mi diedi una rinfrescata nel bagno d'ordinanza e salii all'alba su una camionetta rossa piuttosto malandata. Durante il viaggio le mie uniche attenzioni furono rivolte alle modificazioni del mio aspetto esteriore: meno davo nell'occhio, più probabilità avevo di cavarmela.

37 Klathienes più tardi ero a Valderia, il più grande spazioporto marino del New-Vesperum: qui arrivava qualsiasi tipo di cargo che va dalle Tierras Estremas alla Chrailin Occidentis.

Stephen mi disse sul posto che Nar' Akin aveva un altro segno di riconoscimento particolare, due orecchini blu sul naso, simbolo di una tribù dell'antico continente di Ngono o' Kaber; mi feci coraggio e imboccai il corridoio che portava al settore 15 FH.

Gente, gente ovunque, una moltitudine così confusamente distribuita per tutto il settore, mi dava un senso di oppressione e di nausea: avrei dato tutto ciò che avevo per imbracciare un drak o flam e fare piazza pulita. Ma mentre fantasticavo cazzate, scorsi una figura che corrispondeva esattamente alla descrizione di Stephen… avevo trovato Nar'Akin.

Evidentemente anche lui aveva ricevuto notizie per il riconoscimento da Stephen ‘la guardia diligente', perché mi venne incontro con l'aria di uno che ti conosce da tempo, e con una voce profonda vomitò delle parole che capii dopo qualche attimo:

“Treeman? S mi ha parlato di te”.

Con molta probabilità Treeman doveva essere il mio cognome (Beez! Non mi ricordavo neanche quello!) e S stava per Stephen.

Un “Si, sono io” fu la risposta che uscì fuori dalle mie labbra quasi di impulso.

“Cosa hai da dirmi?” e io, come da copione:

“Non si può ghiacciare l'oscurità più pura…”

“Non dire altro, Un'sood. La roba è qui… Stai attento perché se ti beccano non sarai l'unico a staccare un biglietto per Grus Saatny”.

In quell'istante lo fissai per osservare il suo aspetto fisico, così particolare: naso schiacciato con orecchini blu ad una narice, tipico dei popoli di

Ngono o 'Kaber, carnagione scurissima, lunghe treccine color pece, e un sacco di collanine e viales colorati con zaffiri e rubini piccolissimi. Ma ciò che più mi colpì, purtroppo, fu quell'inquietante mega-scatolone di biscotti al simil-anice con su stampata la faccia di una fottuta nonnina sorridente che sviaggiava quelle porcherie ai suoi nipotini. E mentre i miei pensieri correvano come coguari, Nar'Akin li fucilò al modo di un Jigla Hunter, perchè era arrivato il momento di salutarci e perchè dovevo sbrigarmi a portar fuori la patata bollente. Ci dividemmo in fretta e imboccai di nuovo quel maledetto androne che portava fuori. Nonostante fossi completamente consapevole dei rischi che correvo, conservavo un atteggiamento tranquillo e discreto: che peccato che sarebbe dovuto cambiare presto.

Naturalmente uno spazioporto non poteva non avere sorveglianza, e ne feci immediatamente le spese: tre api nere con un cane mi si avvicinarono senza indugiare…ero sudato come un animale, ma non potevo tradirmi. Magari non volevano me, o forse cercavano dei semplici dati tipo "chi è lei? Cosa fa qui? Dov'è il suo PW?" In questo caso avevo pronto una marea di scuse, ma per una domanda, una semplice domanda, adesso mi giocavo la vita: “cosa c'è nella sua scatola?”. Smisi di pensare quando un'ape mi fermò: “Mi scusi può posare a terra la sua scatola? Controllo possibili ordigni terroristici, tutto qui…

P oggiai il pacco pervaso da un terrore e una rassegnazione indescrivibile, mentre quell'orrido dobermann continuava a ringhiare e ad agitarsi… l'ape aprì la consegna per vederne il contenuto… che era effettivamente biscotti!. Una miriade di interrogativi mi assalì …

Cosa significa questo? La SC non è contenuta in sbarrette, non è possibile che abbiano messo la coca dentro i biscotti… e se Nar'Akin fosse un impostore, o, ancora peggio, se lo fosse il fornitore misterioso di cui parlava Stephen? Ma non erano affari che mi riguardavano, l'importante era che gli sbirri continuassero a non sospettare nulla… L'ape mi restituì la scatola scusandosi per i sospetti e io mi ritrovai fuori Valderia con un'aria incredula e con le gambe ancora tremanti. Fregandomene degli sguardi indiscreti che mi sarei potuto attirare addosso, corsi con tutte le mie forze verso la camionetta sgangherata. Ma non c'era nessuno.

“Che cazzo significa tutto questo?”

Fu una frase d'impulso quando mi sentii toccare la spalla: era Stephen ma in lui c'era qualcosa che non quadrava… aveva un cryogel in mano puntato contro di me. E che sorpresa ancor più grande quando vidi spuntare da dietro altre macchine Nar'Akin e tre api regine con i fucili spianati verso la mia esile figura impaurita e sconvolta. Non capivo più nulla!

“Getta la scatola e metti le mani sulla testa”

Disse quel pezzo di merda nero come la pece primordiale: obbedii senza fiatare; ma quando mi ordinò di allungare le braccia per le piramidi non ci vidi più: assestai una gomitata a Stephen sul naso e me lo posi dinanzi proprio mentre quel negrazzo e le api avevano premuto il grilletto dei loro hyperblaster: il risultato fu un grand-guignol di luci, urla e sangue, ma ero salvo. E mentre le loro armi rullavano il caricatore per un'altra scarica di proiettili, ebbi la prontezza di fotterli col cryogel, alterando il loro PH. Il fumo, le grida e la puzza di carne bruciata attiravano troppi curiosi, perciò salii sulla camionetta e partii in direzione

del Frost-Spiculum.

Non si viveva un granché lì, ma era proprio per questo che in quei luoghi avrei trovato pace, sicurezza e soprattutto libertà. Durante il viaggio per l'antica terra dei Danesi (perché ricordavo il nome di quelle antiche popolazioni da parte dei racconti dei miei vecchi) rovistai in quel catorcio per cercare indizi sul casino di cui ero stato vittima. Trovai un video-briefing di quella guardiazza strippata con informazioni su un certo progetto TR.

Che cosa non trovai in quel beta-screen: non c'era solo l'ordine di assoggettazione psicologica di 3.000 prigionieri (fra cui spiccava anche il mio insignificante datasign, Klevis Treeman, prigioniero 57LJ3), ma anche il resoconto di altre operazioni segrete; la più importante e sconvolgente che scoprii fu la New Eden. Da quel che capii le megacorp non si divertivano soltanto a torturare la gente per piegarla a certi schemi politici precisi: avevano assuefatto la popolazione di OT all'immagine di un nuovo pianeta…ma non era cambiato nulla: non c'era stato nessun cataclisma, nessuna era del gelo, della sabbia o delle nebbie. Il mondo, sì, così volevo chiamarlo, era stato sempre lo stesso. Quei grandi menhir di ghiaccio che vedevamo spuntare dalla sabbia non erano altro che frutto di allucinogeni creati da un Coordinatore di idee che veniva immesso nell'organismo di ogni singolo essere vivente. Ogni persona ne aveva uno situato dietro il collo, ed alterava tutti i sensi in modo che anche, che so, il tatto corrispondesse a ciò che vedevamo.

Scioccato e impaurito, misi soqquadro quella caffettiera e trovai delle utili indicazioni per estirpare l'MCD: ci volevano solo un bisturi, del disinfettante e due specchi. Mi fermai a Frost Spiculum, precisamente a Frigoris Shroud: c'era solo ghiaccio e neve, o meglio, era quello che ci si voleva far credere. Evidentemente non c'era mai stata una prima Era, il vero cataclisma era stato l'avvento delle megacorp al potere totale.

Proprio di fronte a quello spettacolo di clima invernale posi i due specchi di fronte e dietro di me, mi versai l'etere sul collo infreddolito e eseguii un taglio preciso: avevo toccato quel demonietto cibernetico, perché la vista mi si offuscò, e un senso di nausea mi prese: tutto finì quando con un movimento rapido strappai fuori l'MCD. Ce l'avevo fatta: quello che vedevo fuori dalla visiera macchiata dal mio sangue era una zona stepposa e con delle piccole abitazioni caratteristiche, che trovai vuote; naturale, se i Kaisner non volevano che si vedessero, era ovvio che avevano tolto di mezzo gli antichi abitanti. Per quale motivo? Ovviamente tutte quelle case erano testimonianza del cosiddetto ‘Prima', ed erano state eliminate dal campo visivo per evitare che qualche curiosone si facesse un giro da quelle parti e cominciasse a insospettirsi. Più camminavo e più mi stupivo a capire il vero aspetto del mondo, proprio come un bambino che si gira intorno per osservare la realtà circostante, impaurito e allo stesso tempo affascinato. Forse in quel particolare momento avrei preferito gettarmi a terra e aspettare la fine. Perché continuare a vivere in quella realtà precedente avrebbe significato tortura eterna: una vita trascorsa unicamente a sfuggire alle api nere e, cosa peggiore a osservare un mondo totalmente diverso da quello che appariva agli altri. A che serviva aver scoperto la verità se non potevo condividerla con nessuno?

Dove io vedevo fiori e alberi, nove miliardi di persone vedevano, e alcuni fingevano di vedere, ghiaccio, neve e sabbia a perdita d'occhio. Per quale motivo sarei dovuto tornare indietro? Non mi sfiorò neanche per un attimo l'idea di trovare qualcuno che mi ascoltasse, che appoggiasse le mie idee, per poter scatenare una rivolta mondiale… era una battaglia persa dall'inizio, se le PF erano riuscite ad inventare l'MCD per tenerci mansueti come agnellini, chissà come potevano soffocare le nostre voci di protesta. Decisi di stanziarmi per qualche giorno in una di quelle vecchie abitazioni: c'era una fonte lì vicino ed un bosco dove avrei potuto trovare qualche animale da cacciare… almeno speravo. La mancanza di sonno si fece sentire, anche perché era quasi sera. Entrai in una casa e mi gettai su un pavimento che a causa dei fili d'erba che spuntavano dalle mattonelle logorate sembrava più un giaciglio di tortura. E sognai… un bosco senza limiti, un eden senza porte, un paradiso senza chiavi d'accesso. Solo soltanto nel termine che le megacorp intendevano, immerso in una placenta naturale. E in questo contesto tentavo più di provvedere ai miei bisogni primari che a delle piacevoli contemplazioni: in altre parole ero a caccia. Ma il perno che reggeva questa torre d'illusioni non era certo rallegrante. Ricordo ancora la corsa dietro l'antilope, la sua cattura e infine la vista che da sola bastava a farmi sentire inerte di fronte a tutto; su un grosso albero, una quercia suppongo, mi accorsi di un alveare: al primo rumore ne uscirono fuori quelle che avrei definito i ‘boia volanti'. Non erano api, erano una sorta di libellule della lava; di solito dove c'era l'alveare doveva esserci un vulcano in eruzione perché esse succhiavano nel pungiglione della lava per autodifesa , ma dovevano eliminarla al più presto pena l'autocombustione.

Poteva esserci posto migliore dove espellere quei residui incandescenti che un corpo umano? Non ebbi neanche il tempo di voltarmi per scappare che me ne trovai addosso un centinaio con un conseguente urlo di dolore che forse nella realtà non sarei neanche stato capace di emettere. Fatto: adesso potevo liberamente abbandonarmi a paure angosciose. Chissà cosa voleva significare quella visione; mi accordai con me stesso di non restare troppo in quel luogo desolato e inquietante.

R icordo che, dopo aver trascorso lì la notte, ripresi il cammino verso Kobenhaven, la più grande città antica del Nord-Vesperum. Soltanto adesso capivo: quell'agglomerato urbano conservava il suo antico nome proprio perché i soli suoi abitanti lo avevano ricordato: Tutti nel pianeta pensavano, infatti, che lì non vivesse più nessuno… l'MCD non era poi quella macchinetta così infallibile come ci si voleva far credere. Mi fermai in una camera d'albergo per due giorni e altrettante notti rimanendo a riflettere e a riposarmi per tutto il tempo. Ma la sorpresa più spiacevole la ebbi il mattino in cui avrei voluto partire per l'Est.

Una forte esplosione mi svegliò, mista alle urla dei cittadini. Affacciatomi ad un vecchia finestrella, vidi: le api nere stavano picchiando e catturando tutti i fuggitivi impauriti per quell'improvviso scoppio . Ma come capii, non era un semplice ordigno: era un vero e proprio B-Raid...stavano radendo al suolo l'agglomerato. Non ebbi il coraggio neanche di urlare quando un'ape sfondò la porta e mi afferrò per il collo trascinandomi giù verso l'alveare d'ordinanza.

Era finita, ma non del tutto… perché sono di nuovo in una LJ, a Grus'Saatny, a scrivere cose che verranno cancellate dal tempo,o dai capricci di un Kaisner.

Il peggio è che non si sono accorti della mancanza dell'MCD nel mio collo; o forse l'hanno fatto di proposito, perché io possa soffrire dieci volte di più nel sapere che sono imprigionato qui mentre fuori c'è un mondo che devo ancora scoprire, un mondo che mi è stato sempre negato da un triangolino di metallo… Beez, fa troppo freddo, non si può resistere……